QUANDO IL SERIAL KILLER SMETTE DI UCCIDERE

QUANDO IL SERIAL KILLER SMETTE DI UCCIDERE

I serial killer uccidono per motivazioni, moventi, cause, circostanze, contesti, scopi e stati psichici diversi, eccezionali ed al limite, il tutto mischiato con la banalità del male e con la crudeltà. Uccidono per la c.d. “coazione a ripetere", quella spinta intima che li obbliga agli atti sanguinari contro vittime speciali con un certo spazio temporale (intervallo di raffreddamento emotivo). Però, in questo universo di sterminatori a catena “Serial killer lavoro usurante. Pure loro vanno “in pensione” – come scrive argutamente Angela Di Pietro sul quotidiano Il Tempo - Molti assassini svaniscono nel nulla: o per morte o perché concluso il disegno criminale”
Vediamo perché e sviluppiamo cinque situazioni speciali che vedono il serial killer “pensionarsi”.

PREMESSA 
I serial killer uccidono per dieci motivazioni principali tutte del tipo psicopatologico, perché hanno bisogno di gratificare i bisogni e i desideri intimi perversi e sanguinari tramite la morte, il sangue e la sofferenza delle vittime: cadono nell’abisso del crimine violento, vivono nella fogna del comportamento criminale e in preda alla “coazione a ripetere”. 
Il serial killer visionario uccide perché indotto da “voci allucinate” o per “visioni”.
Il serial killer missionario è convinto di dover compiere una missione di repulisti generale di persone indesiderate o pericolose per la sua ‘morale’ e per la società.
Il serial killer edonista uccide perché prova un particolare piacere nel farlo e pe r il gusto del “rischio assoluto”.
Il serial killer dominatore e controllore del potere uccide per esercitare il totale controllo su un’altra persona godendo di deciderne il destino.
Il serial killer lussurioso uccide per uno scopo di carattere sessuale perverso, per repressione sessuale sfociata in progetto criminale e nel blitz che, loro volta, vengono esaltati dalla morte.
Il serial killer ideologico uccide per motivazioni prettamente razziali o di scelta pseudo-politica: ha una personalità fragile, priva del senso dell’autorità, coltiva pseudo ideali.
Il serial killer esecutore di vendetta ha di solito una personalità paranoicale, con fissazioni che non ha saputo superare. Identifica nella vittima l’oggetto reale della sua vendetta, solitamente una figura autoritaria o l’esecutore di un’aggressione fisica, psichica o trasposta.
Il serial killer for profit uccide per acquisire un vantaggio economico e per soddisfare l’impulso di morte: è un criminale con la coazione a ripetere l'atto predatorio e/o di acquisizione dell'utilità economica tramite la violenza.
Il serial killer collezionista è il sociopatico puro, che ha scelto la “via della morte”: in lui predomina l’istinto di morte e tende a risolvere sia i conflitti esistenziali con altre persone, sia le situazioni a rischio, uccidendo gli interlocutori sgraditi che diventano avversari e quindi nemici.
Il serial killer primitivo è il soggetto che vive in maniera isolata o in “soglia di povertà”, uccide con naturalezza la vittima dopo averla usata sessualmente e/o dopo il soddisfacimento dei bisogni primari.
Inoltre, alle motivazioni citate si va a sommare e combinare il seguente mix emotivo ed esplosivo che prospera nel contesto dell'irrazionalità e del maligno: (1) interessi personali del tipo economico, strumentale, di potere, sessuale, biologico, strategico e tattico; (2) stati psichici particolari; (3) circostanze, contesti, scopi e diversi, eccezionali ed al limite; 4) il serial killer prende gusto al piacere di “dare la morte” e non può retrocedere; 5) il serial killer uccide per motivazioni irrazionali prodotte da psicolapatologie e disturbi mentali molto forti che hanno oltrepassato il confine rosso della linea di sangue, quindi è incurabile.

 

QUALCHE SERIAL KILLER SMETTE DI UCCIDERE
I serial killer smettono di uccidere solo per motivi e per situazioni del tipo eccezionale che impediscono loro di seguire la "coazione a ripetere", quella spinta che li obbliga agli atti sanguinari e “mostruosi” dai quali ricavano piacere fisico e psichico.
Parlo di eccezionalità in quanto il “pensionamento del serial killer” accade raramente perché, quando l’istinto assassino si è slatentizzato ed è quindi esaudito “serialmente = con più delitti”, è difficilissimo che possa essere frenato o deviato.
Comunque, gli omicidi di un serial killer si bloccano per quattro motivi principali: 1) smettono di uccidere quando muoiono (ovviamente); 2) smettono di uccidere quando sono incarcerati e/o limitati nella libertà (ovviamente); 3) cambiano vittimologia e modus operandi, quindi, non smettono di uccidere, bensì diventano invisibili; 4) quando nella loro vita si verificano situazioni particolari o estreme, tali da attenuare le motivazioni assassine, fare terminare il “progetto liturgico” o di metterli nell'impossibilità di uccidere.
Dedichiamoci solo al quarto motivo elencando cinque situazioni speciali.

Situazioni speciale 1 - Impossibilità di attuare il Modus Operandi personale e di non poter più firmare gli omicidi. Il serial killer ha subito una fortissima menomazione fisica, dovuta all'età e/o a incidenti, oppure non ha più le possibilità tecniche-logistiche-esecutive e i sistemi-strumenti di cattura e di morte. Di conseguenza non può più attuare quel modus operandi speciale (serie di azioni logiche e organizzate per catturare la vittima e ucciderla) che lo ha gratificato a livello intimo e psicologico, che gli ha permesso di effettuare quegli atti ritualistici che lo hanno fatto godere intimamente e sentire "superuomo dominatore vincitore...". Cioè, non ha più la “penna” per “la firma psicologica”. In casi del genere i serial killer tentano di soddisfare i loro bisogni intimi nascosti in altri modi, con altre depravazioni e perversioni, anche cambiando vittime, territorio e tecnica assassina.

Situazioni speciale 2 - Consapevolezza di essere limitato e di potere essere individuato e catturato. Il serial killer si rende conto che se continua con quel modus operandi, su quel territorio e contro quel tipo di vittime lascerebbe tracce tali da farlo catturare, contemporaneamente non ha la possibilità di organizzarsi in territori diversi con sistemi diversi. Assume la consapevolezza dell'impossibilità di continuare con quei crimini, pena la cattura e la perdita della libertà e per autosicurezza si ferma dall'uccidere con quelle modalità, con quello stile e con quelle ritualità: cambia tipo di crimine, di situazioni, di modalità e di vittime; vive di ricordi e di feticci, si abbandona a ulteriori fantasie di depravazione e perversioni, per immergersi in altri universi di crimine e violenza, anche soltanto virtuali.

Situazioni speciale 3 - Il fattore di stress è scomparso causa l'affievolimento della spinta aggressiva. Molti serial killer uccidono per rispondere a un trauma lontano nel tempo (stress primario, ad es., una violenza, una ferita narcisistica al proprio “io”, una sofferenza eccessiva) che è stato ampliato da un secondo trauma (fattore di stress secondario) quale un incidente stradale, un lutto, la perdita della casa, ecc. Uccidono quindi come reazione ai due fattori di stress e per un senso di rivalsa contro la società ed alcune figure simboliche (il padre dittatore e violento; la madre che li non amava e li maltrattava, le donne che li deridevano perché impotenti o brutti o laidi...), poi, a un certo punto la spinta propulsiva aggressiva si spegne per motivi fisiologici, fisici e biologici e/o perché hanno riempito la loro vita con altri interessi. Di fatto, metabolizzano che non hanno più lo stato mentale per mettersi a rischio e che non si sentono più gratificati dalle uccisioni: quindi si fermano cercando gratificazioni di tipo diverso, anche appagandosi con altre depravazioni e perversioni. Lo stesso accade per l'attenuazione della motivazione come “spinta a uccidere” e per l'impossibilità pratica di mettere in atto le azioni di cattura della vittima e per “farla franca”: presa coscienza del crimine impossibile. Questo accade ai serial killer organizzati.

Situazioni speciale 4 - Hanno terminato il “progetto liturgico” e/o la missione di giustizia. Molti serial killer seguono un cammino prefissato precedentemente e mentalmente dalla bestia interiore che li domina e li fa uccidere, oppure da una vendetta-giustizia missionaria contro figure reali e simboliche. Questo percorso liturgico a volte termina perché sono terminate le tappe del disegno criminoso ovvero la sete di vendetta è appagata. In tal caso il serial killer si ferma di uccidere con quel modus operandi e strumenti di morte, cambia tecnica esecutiva e di tipo di vittima, però continua a uccidere altre vittime lasciando sempre la propria firma psicologica sicuramente “perfezionata ed abbellita”, oppure, si dedica ad altre attività criminali.

Situazioni speciale 5 - Assenza di situazioni, circostanze e persone che li spingevano a uccidere in quei tempi e in quei modi. Molti serial killer disorganizzati o semiorganizzati uccidono quando si trovano in particolari luoghi e situazione che reputano essere “favorenti e ideali” e/o quando incontrano vittime che risvegliano nell'immediatezza il loro istinto assassino. Può capitare che per motivi pratici, organizzativi, di spostamento e situazionali non trovino più “tempi azzeccati più luoghi azzeccati più vittima favorente più circostanze utili”, al che - per vigliaccheria e impossibilità - si fermano dal commettere omicidi di questo tipo, cambiando tipologia di crimine e/o interessi per esaudire il proprio lato oscuro, ad esempio, si dedicano al consumo estremo di droga, di alcool, di sesso estremo.

CESCRIN Parco dei Roseti, 2 GAETA (LT) - info@cescrin.it - P.IVA./CF. 97644810588